#8marzo Ed io ero solo una goccia d’acqua

Non è mai troppo tardi per l’autodeterminazione, anche se è un lavoro duro specialmente con se stesse. La prepotenza maschile che sia semplice prevaricazione, molestia o violenza se la ricevi crea blocchi e ti congela. Però prima o poi si sblocca in conati di verità dolorosa e liberatoria. In realtà molte di noi entrano in una crisi di disorientamento precoce. Un momento pericoloso e fragile, si emulano comportamenti pericolosi, si preferisce non capire, ci si sente onnipotenti nei confronti dei dolori. Ed è li che bisogna agire, gettando salvagenti di saggezza. Costruendo una rete sicura a livello culturale. Fermando la violenza sul nascere.

C’era un disagio in alcune situazioni della mia vita, il disagio si sfogava prendendo la via di un bisbiglio nella mia mente. Sembrava non avere forza o forma. Anzi spesso si adattava al perimetro in cui si trovava, ne prendeva le sembianze, la forma plastica, quasi come se questo bisbiglio fosse un insospettabile camaleonte mimetizzato nelle idee degli altri. Sembrava neutro, senza forza esplosiva. Poi ha cominciato a crescere e non poteva più nascondersi o mimetizzarsi e quando passava nella mia mente registrava tutto, senza riuscire ancora a dare un nome al disagio. Non solo, si riciclava ad ogni dolore prendendo forza. La forza giungeva dal confronto con le altre, da letture e incontri tutti al femminile: ci sfogavamo dando vita a questi bisbiglii che ci frullavano nella testa. Sembravano non far rumore perché protetti tra loro, ma non era così. Anzi crescevano, si alimentavano l’uno con l’altro. Perché il coraggio è contagioso.

Era resilienza che si trasformava e cresceva fino a creare un ponte. Lo chiamo ponte perché il fine e’ quello di partire da un punto e di arrivare ad un altro, dall’altra parte. Le pietre sono ora sempre di piu’ e costruiamo ponti, case e reti come questa. Dove sono aboliti i confini di razza e di genere. Anche quelli tra forti e fragili. Dove prima c’era il vuoto ora c’è un ponte. E quel bisbiglio si è trasformato in un urlo deciso, fatto di azioni concrete e di solidarietà. E dunque questi bisbigli sono diventati storie e queste storie sono diventate libri, battaglie, denunce. E così è.

Ho sognato una diga altissima e spaventosa davanti a me. Ed io ero solo una goccia d’acqua. La diga era un cemento armato di omertà, paura, consuetudini ereditate e dogmi imposti, stereotipi. Ed io ero solo una goccia d’acqua che si spingeva verso la diga con la promessa di trovare la libertà. Venivo da un deserto povero di cultura e addomesticato ai pregiudizi. Poi strada facendo incontravo altre gocce d’acqua: erano parole ribelli. Nonostante il fango di cui erano appesantite alcune gocce, esse venivano trascinate dalle altre e lo spostamento verso la libertà avveniva in modo inesorabile. Era possente la massa di acqua che si stava spingendo contro la grande diga e c’era consapevolezza, in ogni goccia d’acqua, la consapevolezza di essere un elemento fondamentale e potente e non piu’ solo. Alcune goccioline erano rimaste stagnanti in questo lago artificiale ma prima o dopo arrivava una pioggia o un’onda di idee di libertà. E cosi il primo rivolo di gocce d’acqua trasborda dalla diga e scende a valle trascinandosi dietro una cascata potente I sussurri, le gocce, giungono da ogni luogo: dal deserto di una casa di periferia violenta e omertosa, dalla palude delle squallide violenze sessuali, dai ghiacciai del razzismo. La diga comincia a fare crepe ad aprire strade di goccioline unite dal mare di ribellione. Dove c’era siccità ora e’ nata una nuova cultura. Dirompente, visibile a tutte. E a tutti.

2 pensieri su “#8marzo Ed io ero solo una goccia d’acqua

  1. È da qualche tempo che ci tenevo a rappresentare con chiarezza, in tutta franchezza e con la massima sincerità, i miei più sentiti ringraziamenti alla sig.ra Miriana Trevisan per il suo spendersi per l’altro, magari né visto e né conosciuto; sia che questo suo spendersi richiami alla mente (tempi recenti) o meno recenti. Con riguardo a questa fattispecie, avrebbe potuto esimersi dall’intervenire in prima persona mettendoci la faccia, ed invece ha scelto non di non sottrarsi. Onore e merito, senza sé e senza ma. Al di là ed al netto di qualche uscita e di talune impronte un po’ così (diciamo), più o meno recenti, e quant’altro.
    Lungi da me la volontà di tediare il lettore, mi sia concessa una breve parentesi di digressione: per quanto attiene le cose ascrivibili al sottoscritto, eventualmente, da fare, precisare, etc. da questo momento in avanti, mi riservo una valutazione decisionale a tal riguardo, in rapporto a ciò che perverrà alla mia persona con riferimento ai temi sul tappeto (contingenze ineludibili di vita e null’altro, più o meno). Fermo restando, ovviamente, il punto rappresentato dal doveroso e sacrosanto rispetto e dalla vicinanza di buon senso che, sempre, si deve a tutte le donne, e non solo; per non parlare dell’obiettivo, dal mio punto di vista assolutamente condivisibile (e che spero coincida con quello di più e più persone), circa il conseguimento, con l’andare in là del tempo, di un’effettiva parità di genere, a tutti i livelli.

    Con stima ed affetto, Stefano M.

    P.S: Sinceri e vivissimi auguri a tutte le donne (nessuna esclusa, naturalmente) sempre, ed in particolare oggi, 8 marzo, Giornata internazionale della donna.

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