Ci sono gli orchi tra le gambe e gli orchi nella testa

Leggendo i vostri bellissimi complimenti che mi avete mandato (grazie, davvero, grazie) mi sono accorta che forse non sono riuscita a centrare il messaggio. Ve lo dico, io sono stata fragile. È la mia risposta a chi, con tanta dolcezza, mi dice: brava non cambiare mai. Io sono cambiata. Da un bel po’. Un po’ tutti i giorni. Ho metabolizzato. Pensavo di essere una brava ragazza che si teneva ai margini del lavoro che amo perché pensavo fosse l’unico modo per non ritrovarmi a dover combattere contro le moleste manipolazioni di turno. Ero convinta addirittura che i ricatti molesti fossero lì per diritto e che fossi io l’incapace, che non riuscivo ad arginarli.
Quando mi venivano dette frasi tipo: “sei all’apice ora ti manca solo una spintarella” (con occhiolino) pensavo che sarei riuscita a schivare l’incontro o comunque a bypassare l’imprevisto. Invece ci sono cascata e anch’io ho pensato “senza spintarella non ce la posso fare”. Mi si è conficcata in testa questa frase assurda che mi faceva fuggire dagli orchi e, insieme, dalle mie opportunità di lavoro.
Facciamo il punto: chi è la brava ragazza e chi no? Dunque io sono stata fragile e anche no: ho lasciato la speranza sospesa a mezz’aria (senza andare in fondo) in attesa che qualcuno o qualcosa mi facesse ritornare sulla terra senza prendermene la responsabilità. Usavo delle tattiche: dolcezza invece di adescamento, silenzio, fuga. Poi ho provocato in alcuni di loro (gli orchi) quasi un senso di tenerezza come un profugo arrivato in quel mondo trascinato dalla deriva. Inteneriti mi dicevano: “ma cosa ci fai tu in questo ambiente?” e io traducevo nella mia testa “non sono adatta”. E inoltre chiedevo scusa. Scusa se non riesco a essere come mi volete voi, mi dicevo.
Tutto questo era feroce da parte loro e feroce contro me stessa. Perché non risposto “siete voi gli inadatti, stronzi”? E così ho messo il freno a mano per molti anni, per sicurezza. Ma in realtà mi sono fatta convincere. In verità mi sono fatta convincere dagli orchi di turno che la sbagliata ero io che non sono mai scivolata nei loro letti e ora non me la sento di dire che sono stata brava.
L’ambizione dovevo tenermela ben stretta come me la tengo stretta adesso e dovevo lasciare ai margini il grugnito di quei maiali.
E se qualcuno ora, giovane come ero io, si ritrova in questa stessa situazione, sappia che è giusto mandare al diavolo gli orchi e continuare a crederci, senza perdere la direzione del proprio sogno. Lo facciamo insieme.

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