Il due di picche

Non si può scegliere a chi piacere o no, specialmente quando per essere una brava bambina ti insegnano a sorridere compiacente. Per un po’ funziona ma poi viene “travisato” e il tuo sorriso diventa una provocazione. “Provochi perché sei carina”, “provochi perché balli ammiccante”, “qui funziona così”. Intanto i “due di picche” della good girl volano come le carte di un mago esperto. Scivolano nascondendosi tra le tasche delle scuse, mentre lei vive nascosta tra la sua bellezza e il sorriso per sopravvivere. Forse nel gioco ci vuole fortuna e così va avanti tra fiabe e solitudine. La fiaba che si racconta la bimba è che c’è bisogno di sorridere alle mamme quando sono a casa sole a crescere bimbi, agli anziani che hanno sempre bisogno di essere rassicurati con un sorriso, che la bellezza non va sepolta sotto un velo, che poter muovere il proprio corpo con la libertà di una ballerina è arte libera, che forse puoi essere un buon esempio. Appare e scompare per non farsi prendere, ma poi  c’è sempre un errore, un calcolo sbagliato e le carte sono scoperte: l’unico modo per salvarsi è dire alla platea che tutto va bene che era un trucco e sorridere plastificati mentre si escogita la fuga nella speranza che il pubblico sappia che non è mai stato un’inganno ma un gioco pulito. Il mio gioco è stato pulito.

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