Il prato dei nodi

Si può riannodare un filo rotto ma ci sarà un nodo in mezzo
(proverbio persiano)

Si può avere un nodo alla gola, farsi un nodo al fazzoletto e giocarsi il nodo del collo. Ci possono essere nodi che sembrano snodi o legacci che pesano come corde oppure intrecci amorosi che ti salvano.

Si nasce con un nodo, ombelicale, per inaugurare la separazione dalla madre. Poi si incrociano nodi che stanno come te lo aspetti dalla parola: nodo come qualcosa di complicato, complesso, un centro nevralgico o addirittura vitale. Poi i nodi si sciolgono e si legano: liberazione, soluzione. Poi ci sono nodi che custodiscono l’innesto e diventano madri premurose.

A guardarla dall’altro ogni tanto la vita sembra un ponte che si attraversa sciogliendone i nodi. Ed è un sciogliersi che sembra portare a Dio.

Anche Buddha insegna che ‘disfare i nodi del cuore’ è il processo che porta alla liberazione,alla elevazione dell’essere.

Oggi avrei bisogno di riconoscerli in faccia i nodi. Riconoscere gli sfilacciamenti che mi rimangono addosso come spine o le fibre che mi stringono le mani come un amore premuroso. Dividere i nodi buoni e cattivi come in un campo di quadrifogli nascosti nell’erba.

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